I'm in love with the web and social media.

So suonare un po’ la chitarra. L’ho suonata per molti anni, sempre a livelli piuttosto scarsi.

Ci sono i talentuosi, quelli che ammiro, quelli del conservatorio.
Ci sono i bravi, volevo esserlo anche io, la scuola di musica e il saggio a fine anno.
Ci sono i cialtroni, eccomi qui!, quelli che ci provano anche ad andare a lezione, a imparare a leggere il pentagramma, ma che alla fine chiudono il libro e cercano libracci con gli accordi semplici delle canzoni da suonare da soli o i compagnia, poco importa.

Mi sono iscritto a 14 anni per imparare a strimpellare i Nirvana perdio! Che me ne frega dell’aria sulla quarta corda di Bach!

Poi ovviamente, dopo anni, ho capito che Bach poteva servire. Ma l’unica cosa che mi veniva spontanea all’epoca era stracciare il pentagramma senza pietà.

Photo by Azad Azahari on Unsplash

Non dirò nulla di nuovo se dico che i figli “creano dipendenza”. Certo, dire che sono come una droga è un po’ forte. Eppure anche loro sono in grado di scatenare le emozioni più positive che conosco, insieme ad altre negative in certi momenti. Non c’è ombra di dubbio che una volta che li hai conosciuti ne senti continuamente il bisogno, non puoi farne a meno, il tuo pensiero spesso torna lì, anche se poi quando sei lì sembra durare sempre troppo poco, vengono a galla ombre e capricci. Eppure ogni sera, nonostante tutto, tornando da lavoro, non vedo l’ora di arrivare a casa per la mia iniezione quotidiana!

Una delle tante cose che giornalmente mi infastidiscono è il tono sensazionalistico che si cerca di dare a ogni più piccola notizia. Il mio odio più grande va verso i siti di previsioni del tempo. Le guardo raramente, per lo più in occasione di qualche gita fuori porta, ma spesso capita di intercettarle sui social o sull’homepage di qualche quotidiano nazionale online.

Sciabolata artica! Gelo inteso, temperature siderali! Burian e vento gelido per 2 settimane! O al contrario. Afa soffocante! Clamorosa ondata di caldo africano!

Ok il clickbait, ok che anche loro devono campare con la pubblicità. Per carità. Tutte queste “finte” allerte mi andrebbero anche bene, se non fosse poi che uno magari riprogramma il weekend e il temporale catastrofico si trasforma in 12 minuti di pioggerellina dalle 14 alle 14:12 di una calda domenica pomeriggio…

Ognuno ha la sua dedizione. Ognuno sceglie di dedicare le proprie attenzioni a una cosa piuttosto che a un’altra. C’è chi viaggia per il mondo, chi si concentra sul lavoro, chi si focalizza invece sulla famiglia, e molte altre “dedizioni” più o meno grandi. La cosa difficile da affrontare è il fatto che possiamo averne per davvero solo una: dobbiamo fare delle scelte, che spesso ci condizionano per tutta la vita. Ma come si fa a compiere queste scelte? Non lo so, so che abbiamo un solo tentativo e dobbiamo sperare che sia davvero “buona la prima”.

Continuava a occhieggiare
nella stanza fredda.
“Beviamo un caffè”.

Photo by Gian Cescon on Unsplash

Excusatio non petita: dopo qualche giorno di Spunti di Vista — un divertissement che porta me e Riccardo a scrivere qualche riga ogni giorno partendo da una parola casuale — la parola “occhieggiare”, nella sua bellezza, mi ha messo un po’ in difficoltà. Mi è venuto casualmente una sottospecie di haiku, che sarà probabilmente concettualmente e metricamente errato, ma intento lo ho scritto. Poi cercherò come andrebbero scritti davvero.

Michele Ghedin

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