So suonare un po’ la chitarra. L’ho suonata per molti anni, sempre a livelli piuttosto scarsi.

Ci sono i talentuosi, quelli che ammiro, quelli del conservatorio.
Ci sono i bravi, volevo esserlo anche io, la scuola di musica e il saggio a fine anno.
Ci sono i cialtroni, eccomi qui!, quelli che ci provano anche ad andare a lezione, a imparare a leggere il pentagramma, ma che alla fine chiudono il libro e cercano libracci con gli accordi semplici delle canzoni da suonare da soli o i compagnia, poco importa.

Mi sono iscritto a 14 anni per imparare a strimpellare i Nirvana perdio! Che me ne frega dell’aria sulla quarta corda di Bach!

Poi ovviamente, dopo anni, ho capito che Bach poteva servire. Ma l’unica cosa che mi veniva spontanea all’epoca era stracciare il pentagramma senza pietà.


Non dirò nulla di nuovo se dico che i figli “creano dipendenza”. Certo, dire che sono come una droga è un po’ forte. Eppure anche loro sono in grado di scatenare le emozioni più positive che conosco, insieme ad altre negative in certi momenti. Non c’è ombra di dubbio che una volta che li hai conosciuti ne senti continuamente il bisogno, non puoi farne a meno, il tuo pensiero spesso torna lì, anche se poi quando sei lì sembra durare sempre troppo poco, vengono a galla ombre e capricci. Eppure ogni sera, nonostante tutto, tornando da lavoro, non vedo l’ora di arrivare a casa per la mia iniezione quotidiana!


Sulla collina,
nottilucente cedro.
La mia speranza.


Una delle tante cose che giornalmente mi infastidiscono è il tono sensazionalistico che si cerca di dare a ogni più piccola notizia. Il mio odio più grande va verso i siti di previsioni del tempo. Le guardo raramente, per lo più in occasione di qualche gita fuori porta, ma spesso capita di intercettarle sui social o sull’homepage di qualche quotidiano nazionale online.

Sciabolata artica! Gelo inteso, temperature siderali! Burian e vento gelido per 2 settimane! O al contrario. Afa soffocante! Clamorosa ondata di caldo africano!

Ok il clickbait, ok che anche loro devono campare con la pubblicità. Per carità. Tutte queste “finte” allerte mi andrebbero anche bene, se non fosse poi che uno magari riprogramma il weekend e il temporale catastrofico si trasforma in 12 minuti di pioggerellina dalle 14 alle 14:12 di una calda domenica pomeriggio…


Un giorno, durante una riunione particolarmente lunga, inconcludente e insensata mi sono alzato dal tavolo e, sommessamente, ho detto: “scusate, ma mi sono veramente stancato di queste baggianate”. Poi sono uscito col mio zainetto tranquillo, senza sbattere la porta e sono tornato a casa.

No. Non è vero. Purtroppo la convenzione sociale mi impedisce quasi sempre di agire così. Ma Dio solo sa quanto a volte sarebbe necessario. …


Ci sono certe cose che sembrano fatte appositamente per ricordarti quanto sia frenetica e a volte insensata la vita di ogni giorno. Spesso lo fanno per contrapposizione. Sono situazioni che ricordano la tradizione, il mondo contadino, frammenti di una vita che non c’è più. O sicuramente non è più come quella di una volta.

Uno di queste episodi che ricorre periodicamente è quello di essere nel traffico, magari con un po’ di ritardo, e ritrovarsi davanti un lento, lentissimo trattore che traina un pesante, pesantissimo carro, stracolmo di biche e covoni di fieno, fino a straboccare.

Nonostante l’istinto sia quello…


Ognuno ha la sua dedizione. Ognuno sceglie di dedicare le proprie attenzioni a una cosa piuttosto che a un’altra. C’è chi viaggia per il mondo, chi si concentra sul lavoro, chi si focalizza invece sulla famiglia, e molte altre “dedizioni” più o meno grandi. La cosa difficile da affrontare è il fatto che possiamo averne per davvero solo una: dobbiamo fare delle scelte, che spesso ci condizionano per tutta la vita. Ma come si fa a compiere queste scelte? Non lo so, so che abbiamo un solo tentativo e dobbiamo sperare che sia davvero “buona la prima”.


La filosofia del carpe diem piace e affascina tutti. Metterla in atto però è un’altra faccenda. Un po’ più complicata. Anche perché spesso la traduciamo come “cogli l’attimo”, ma non è del tutto corretta questa traduzione.

Carpe diem quam minimum credula postero

In realtà la frase completa si può tradurre come “cogli il giorno presente, confidando il meno possibile nel futuro”. Quindi non è un invito a prendere ogni occasione al volo, anzi, è una esortazione a vivere al meglio quello che abbiamo. E per farlo non credo che sia necessario ogni volta prendere alla leggera ogni decisione. Le parole…


Continuava a occhieggiare
nella stanza fredda.
“Beviamo un caffè”.

Excusatio non petita: dopo qualche giorno di Spunti di Vista — un divertissement che porta me e Riccardo a scrivere qualche riga ogni giorno partendo da una parola casuale — la parola “occhieggiare”, nella sua bellezza, mi ha messo un po’ in difficoltà. Mi è venuto casualmente una sottospecie di haiku, che sarà probabilmente concettualmente e metricamente errato, ma intento lo ho scritto. Poi cercherò come andrebbero scritti davvero.


Ci sono sfide della vita che ci sembrano insormontabili. Non importa quanto grandi o piccole siano, sentiamo comunque che non è giusto stiano capitando a noi.

La natura umana è egocentrica e distorce la realtà con le lenti di chi la sta vivendo, questo è ovvio. Spunti di vista è un po’ anche questo, vedere come due persone vedono in modo differente la stessa parola.

Ci sono dei casi in cui però queste cose che sembrano insormontabili lo sono davvero. Per noi e per chi ci sta attorno. E per fortuna non mi sono mai capitate.

Uno caso che più…

Michele Ghedin

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